Il consumo di latte, storicamente visto come un alimento fondamentale per una dieta equilibrata, sta subendo un calo significativo, soprattutto in Europa, con una forte diminuzione in Italia. Tra il 2013 e il 2018, il consumo di latte nell’UE è sceso del 2%, mentre in Italia gli acquisti delle famiglie sono calati del 7%, colpendo sia il latte fresco che quello UHT (a lunga conservazione). Parallelamente, il mercato delle alternative vegetali al latte, come mandorla, soia e avena, sta crescendo rapidamente, influenzando la domanda di latte tradizionale e cambiando le preferenze dei consumatori.
Ma quali sono i fattori che stanno contribuendo a questo cambiamento? Uno dei principali è la percezione della qualità del latte, che varia notevolmente tra i consumatori, i produttori e i trasformatori. Questo ha creato un vero e proprio divario comunicativo, evidenziando la necessità di comprendere meglio come ciascuno di questi gruppi definisce e valuta la qualità del latte.
La voce dei Social Media: Un’analisi qualitativa
Negli ultimi anni, i social media si sono rivelati una risorsa preziosa per comprendere le opinioni e i sentimenti dei diversi attori del settore lattiero-caseario. Commenti e discussioni che emergono su piattaforme come Facebook e YouTube offrono una visione diretta e spontanea delle aspettative e delle percezioni di consumatori, produttori e trasformatori.
Uno studio recente, condotto dal centro di ricerca EngageMinds HUB presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Cremona, ha esplorato proprio come questi attori percepiscono la qualità del latte, raccogliendo e analizzando oltre 15.500 commenti sui social media. Questo studio, parte di un progetto supportato dalla Fondazione Invernizzi, ha mirato a identificare le divergenze e le convergenze tra le opinioni di consumatori, produttori e trasformatori, ponendo particolare attenzione al sentiment espresso attraverso i loro commenti.
I risultati dell’analisi
L’analisi dei commenti ha mostrato che la maggior parte delle discussioni sulla qualità del latte proviene dai consumatori (87%), seguiti dai trasformatori (8%) e dai produttori (5%). Tuttavia, ciascun gruppo sembra avere priorità e preoccupazioni molto diverse:
- I consumatori si concentrano principalmente sul benessere animale e sulla salubrità del latte. Molti commenti esprimono preoccupazioni riguardo all’uso di ormoni e al maltrattamento degli animali, riflettendo una crescente consapevolezza etica e ambientale.
Esempio di commento:
“Il fatto è che gli somministrano ormoni su ormoni, quindi mi domando ma che latte è?”
“Ci vuole un comitato internazionale che vieti ogni tipo di maltrattamento agli animali!!!”
- I produttori, invece, sono più focalizzati su questioni economiche, come i prezzi del latte e i costi di produzione. Esprimono spesso frustrazione per i margini di profitto troppo bassi e le difficoltà legate alla gestione delle aziende agricole.
Esempio di commento:
“Con il latte pagato a noi 43 centesimi, alta qualità, e le quote latte, non si va da nessuna parte!”
- I trasformatori si concentrano maggiormente sugli aspetti tecnici del prodotto, come la freschezza e il contenuto di lattosio, evidenziando il valore aggiunto dei loro prodotti attraverso un approccio più orientato al marketing.
Esempio di commento:
“Il nostro latte è 100% latte fresco italiano di Alta Qualità, come quello di un tempo, con uno strato naturale di crema in superficie!”
Divergenze e convergenze
L’analisi ha rivelato che i temi trattati dai tre gruppi si collocano in ambiti distinti: i consumatori si focalizzano sugli aspetti etici e di salute legati al prodotto, i produttori sui fattori economici legati alla produzione, mentre i trasformatori su elementi tecnici relativi alla lavorazione del latte. Questa divisione di opinioni riflette un disallineamento tra le aspettative dei diversi attori, che spesso non riescono a dialogare in modo efficace.
Sentiment ed emozioni
Attraverso l’analisi del sentiment dei commenti, è emerso che la percezione del latte varia notevolmente tra i gruppi:
- I consumatori esprimono in gran parte sentimenti negativi, rivolti soprattutto al tema del maltrattamento animale e agli aspetti legati alla caseina e al lattosio, visti come elementi nocivi del latte (69% dei commenti negativi). Tuttavia, una parte difende il consumo di latte, sottolineando la qualità e i benefici nutrizionali (31% dei commenti positivi).
- I produttori manifestano principalmente rabbia e frustrazione (87%), dovute ai bassi prezzi del latte e alle difficoltà economiche nel mantenere le loro aziende.
- I trasformatori, al contrario, mostrano un sentiment prevalentemente positivo (90%), soprattutto grazie all’approccio di marketing adottato dalle grandi aziende, che enfatizzano la qualità del prodotto e i benefici per i consumatori.
Lo studio evidenzia come la qualità del latte sia percepita in modo molto diverso da consumatori, produttori e trasformatori, riflettendo la complessità di questo settore. Mentre i social media offrono un’opportunità unica per comprendere meglio le opinioni e i sentimenti di ciascun gruppo, è chiaro che esiste un divario significativo tra le aspettative dei vari attori. Un dialogo più aperto e trasparente potrebbe aiutare a colmare queste distanze, promuovendo una maggiore comprensione reciproca e, di conseguenza, una maggiore sostenibilità per l’intera filiera lattiero-casearia.




